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Luca è il pittore della penombra. Il suo occhio indugia sull'indefinito e sognante confine di luce, sul fascino della staticità e sulla plasticità del gesto, sulla musicalità delle espressioni.
Già, Luca d'Agostino scrive, fa e fotografa musica. Non credo abbia mai "imparato" a mettere a fuoco, a scattare: lui fa, istintivo e riflessivo al tempo stesso, quasi sapesse fiutare il tempo dell'evento. Non sono un esperto di fotografia, ma amo adornare il mio devastato desk di giornalista con belle (secondo me) fotografie. Ebbene, sono quasi tutte di Luca: Fripp fa compagnia a Dizzy, Rava a De Gregori, Guccini a Desmon Dekker, Freak Antoni ad Anna Oxa, Gismonti a John Hammond, Marisa Monte a Rocco Burtone. Parlino loro per me, dicano dei colori del bianco e nero, dell'inespresso e del comunicato, del mai imprigionato e del sempre raccontato. Non sono immagini di cronaca, ma immagini di vita, suoni da vedere, sudori da toccare, ombre da carezzare, promesse da mantenere.
D'Agostino, che canta bene quanto fotografa, è un musicista dell'immagine o un pittore della musica, se preferite. Ma, al di là del gioco di parole e dell'amicizia profonda che ci lega, è un testimone, fedele, sincero e di talento, in ogni frangente, in ogni "emergenza" o evento.
Una macchina e il suo uomo.

articolo di: Nicola Cossar