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Intervista a Claudio Cojaniz
Registrato nel febbraio dello scorso anno, in completa solitudine, esce per la Splasc(h) l'ultimo lavoro del discusso pianista friulano Claudio Cojaniz. Blue Demon (Travelin' Monk) è un cd semplicemente fantastico, dove Cojaniz, fra un brano di Coltrane ("Naima") ed uno solo di sua composizione ("Funeral March For A Blue Demon"), si immerge in quell'incredibile mondo creato dal grande Thelonious e ce ne restituisce, con grande cuore e anima, molte fra le pagine più belle, sconosciute ai più o mal capite.
Spesso contradditorio, ai suoi concerti amato od odiato al primo ascolto, Cojaniz è uno di quegli artisti che si esprimono sempre con completa sincerità, in qualsiasi direzione si muova il proprio lavoro. Amante della sua terra e dei suo sapori, non mancategli una visita: se gli andrete a genio vi accoglierà come fratelli. Accanto ad un ottimo cabernet friulano, o accompagnandovi in qualche "frasca" locale ad assaggiare il vero sapere…
D.: Come stai ad idee, Claudio?
R.: Tra l'idea e la sua realizzazione c'è lo stesso scarto che passa tra l'intelletto e la speranza. Questi anni sono stati contradditori, ma anche fertili. Cerco di essere lucido e consapevole di ciò che sto facendo, ma lascio anche le eventuali visioni libere di fluire. In sostanza vigilo con discrezione. Grandi Sì e Grandi No stanno alla base di ogni scelta: bisogna saper escludere per saper includere. L'errore sarà parte integrante del viaggio creativo ("errare" significa anche camminare …) Il rischio ne è la condizione e l'eros il nutrimento vitale, l'energia necessaria.
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