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Ma il Jazz, in Friuli Venezia Giulia, è sempre lo stesso?
Una delle attività primarie del giornalista di spettacoli è di informare sugli avvenimenti. Pure di criticarli. In questi ultimi anni, lo spazio dedicato a quelli musicali (ma non solo) sembrerebbe in continua crescita. Le rassegne si moltiplicano, i cartelloni sono sempre più ricchi di nomi altisonanti, il pubblico gradisce. Il continuo aumento di esibizioni è però sempre sinonimo di qualità? Da qualche anno mi occupo di jazz (non me ne vogliano gli addetti ai lavori: lo so benissimo di essere un piccolo neofita al principio …), seguendo il nostro panorama regionale, fotografando gli avvenimenti più o meno importanti, ascoltando tutto ciò che c'è proposto. Il musicista di jazz è, per definizione, quello più bravo ad "improvvisare"; quante date ho visto nascere, lì per lì all'ultimo momento: vuoi per la mancanza improvvisa di un elemento, più spesso per arrotondare il magro stipendio dell'artista. Già, perché molto spesso il trio o il quartetto "annunciato" da noi giornalisti stessi con enfasi ed attenzione nascono mezz'ora prima dell'esibizione e si concludono con il bis. Giustissimo: tutti dobbiamo vivere. Il problema è questo: esiste la voglia di migliorarsi? Esistono i progetti? Esistono le formazioni affiatate che credano nella musica che propongono e non si esauriscano a tirar mattino? Ma che crescano insieme, si scambino pareri, suonino con cuore e sincerità? Mi sembra che ultimamente ve ne siano sempre di meno, soprattutto a carattere regionale. Certo il jazz è contaminazione, improvvisazione, reinterpretazione: ma possibile che si esaurisca nei sessanta/settanta minuti di un cd? In questi ultimi anni di "veri" gruppi ne ho visti molto, ma molto pochi! Di "veri" progetti, forse meno. Le stesse date annunciate sono, in fin dei conti, un rimescolare le carte, così, tanto per divertirsi a fare musica insieme. Attenzione: a lungo andare anche il pubblico se n'accorgerà e comincerà a disertare le sale di teatri e pub, nocendo al jazz regionale stesso. Con i "progetti" si potrebbe creare uno scambio con altre regioni, se non con l'Austria e la Slovenia a noi così vicine. Potrebbero rinverdire un panorama musicale che comincia ad essere alquanto arido ed infruttuoso. Potrebbero consolidare il "mestiere" del musicista e renderlo comunque più appagante: per lui stesso, quanto per l'ascoltatore.
Luca d'Agostino
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